Tra ieri e oggi ho visto tutte e sei le lunghe ore di un meraviglioso film italiano il cui titolo campeggia come titolo di questo post. L’ho guardato con l’ammirato stupore di chi vede un mondo possibile e sconosciuto, di un’Italia che spiega questa Italia. Ho visto pezzi di storia e pezzi di vita intrecciarsi, svolgersi e precipitare in un modo che non conoscevo. Né avrei avuto modo di conoscerlo.
Quel che io ho sperimentato è stato un mondo molto diverso, appena uscito da un lungo periodo di schiavitù e dittatura, un mondo ansioso di riscattarsi e vendicarsi. Sono figlia della rivoluzione, sono nata nell’89. Non ho visto la parte peggiore, ma solo il progressivo e inesorabile percorso verso l’americanizzazione.
Identità nazionale calpestata, vergogna urente di appartenere a quella bandiera.
Ma il mio orgoglio nazionale ha dovuto aspettare di arrivare in Italia per venire definitivamente deriso, infinitamente infranto. Prima grazie a un’orgogliosa insegnante di italiano alle medie, poi in tutte le piccole cose che ogni giorno e ogni momento mi fanno sentire messa da parte.
Un po’ come la Esther Summerson dickensiana, io non sono come tutti gli altri, io sono “messa da parte”. Fondamentalmente perché non sono né carne né pesce. Arrivata in Italia a soli dieci anni, ho assimilato molto dell’Italia pur mantenendo le mie tracce originarie.
Sono un ibrido, un mostro, una chimera. E in quanto tale sono messa da parte, nonostante sia arrivata ad amare questo strano, bel Paese.
Ma come tutti gli amori, rischia di infrangersi come vetro se viene continuamente percosso. Ho guardato “La meglio gioventù” con le lacrime che mi spuntavano dagli occhi.
Perché era bello, bellissimo. E perché non mi appartiene, appartiene solo a voi. VOI che potete gloriarvi di essere nati qui, di appartenere a questa cultura e a questa gloriosa storia.
Io, invece, non ho altro che le campagne, lo sciacallaggio, il terrore dei servizi segreti, e infine i film in inglese, di cui gloriarmi.
Se non riesco a trattenere le lacrime è anche per questo. Amo qualche cosa che non avrò mai e che non potrò mai essere, per quanti meriti io possa acquistare.
Ed ogni giorno, ogni istante, c’è qualcuno pronto a ricordarmelo con quel crudele orgoglio che colpisce incosciente e sereno.
Non ho niente. Non mi è rimasto niente. Solo le lacrime salate che nessuno vede, alle 04:47 a.m.

