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Le mie dita sanno di colofonia.

Ho ricercato quella magia, il ricordo dei pomeriggi rinchiusi in una stanza insonorizzata, a fare e disfare scale e accordi.

Chiudere gli occhi e lasciar correre le dita come estensioni di emozioni, dotate di energia propria.

Ho aperto la custodia su questa fetta di passato, sorprendendomi a compiere meccanicamente gli stessi gesti di una volta, con la stessa agilità di allora.

Legno antico. Resina. Polvere.

Pomeriggi di scale, a masticare parole dentro la testa, in cupa solitudine.

Una per una, le corde tornano in tensione. Ascolto, sfiorandole con le dita. Vorrei poter fare lo stesso con me stessa, in questo momento: tirando troppo, potrei strapparmi; allentando, perderei la mia voce.

Una corda alla volta. Un pensiero alla volta.

Tendere. Pizzicare. Allentare. Pizzicare.

Vibro armoniosamente appena mi si sfiora. Delicatamente. Impetuosamente.

La perfezione è armonia e destrezza di mani.

Non ci saranno prove generali, per questo concerto. Andremo in scena guardandoci negli occhi, mescolando anima e corpo, stravolgendo gli ordin di natura e risuonando l’uno nell’altra.

L’armonia è equilibrio.

L’equilibrio di chi cammina sullo stesso filo, tenendosi per mano.

Posted at 7:14pm

 


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