RSS
 

07:58 a.m.

L’insonnia sfibra. Forse vi avranno raccontato di un eccezionale acuimento dei sensi come conseguenza della deprivazione di sonno. È parzialmente vero, nel senso che tale incremento nella percezione è accompagnato da un generale ottundimento della capacità di elaborare le informazioni. Di conseguenza, l’effetto è un immenso fastidio sensoriale, reso ancor più difficile da tollerare dalle ondate lattiginose che ti inondano i polmoni. Abitare in Brianza presenta questo inconveniente. Sul treno le persone dormono. Respiro regolare, stadio 1 non rem, onde alfa. È il sonno leggero dei pendolari. Nel frattempo cominci ad avere piccole contrazioni muscolari involontarie. Braccia, gambe. Twitch, li chiamano. E mentre i binari scivolano via nella nebbia, e tutt’intorno aleggia quel sottile odore di sonno, ti chiedi dove stia veramente il confine tra vedere la metà piena del bicchiere e raccontarsi una bugia per sopravvivere. Ti chiedi dove hai sbagliato, perché da qualche parte DEVI aver sbagliato, e perseverato. Ti chiedi chi o cosa sei veramente, o meglio cosa rappresenti per chi ti percepisce. “Conoscere” è un verbo troppo profondo per essere usato in questo caso. Ci sono tante immagini di te quante sono le menti in cui esisti. Ognuna diversa, ognuna plasmata su una delle tue troppe sfaccettature. L’insonnia pone domande e vuole risposte. Prima fra tutte: perché non dormi? Perché non riesci ad abbandonare le redini, cosa ti spaventa nel perdere il controllo? E poi quei grandi occhi marroni, che lucevano intenti, ora ti fissano vuoti dal finestrino di un vagone della metropolitana. E sai, senti di essere niente più di un umano stanco e misero, uguale a tutti quelli che ti circondano. Ma questo lo sapevi già da tanti anni, non c’era bisogno di ricordartelo. È come se camminassi su un filo teso, cercando di restare in equilibrio, e qualcuno improvvisamente ti dicesse che sei fatto di vetro.

 
5 note

Posted at 9:03am

 


Note

  1. postato da sednonsatiata