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Secondo lo psicologo R.J. Lifton, autore di “I medici nazisti. La psicologia del genocidio”, lo stupro è spesso un deliberato strumento bellico per creare una sofferenza duratura e un’umiliazione estrema che coinvolgeranno non soltanto la singola vittima ma anche le persone a lei vicine. “Una donna è considerata un simbolo di purezza. La famiglia è imperniata su quel simbolo. Colpirlo brutalmente, quindi, li stigmatizza tutti. Tutto ciò perpetua l’umiliazione, ripercuotendosi sui sopravvissuti e sulle loro famiglie. Così, lo stupro è peggio della morte.
P. Landesman, “I medici nazisti. La psicologia del genocidio”, pag. 125
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